L’ISOLA DI SCHOLA

L’isola di Schola è la più piccola delle tre isole poste all’interno dello Stagnone. Presenta un’estensione di circa 3000 metri quadrati ed ha una forma ovale allungata. È l’unica di proprietà del Comune di Marsala. Il nome di questo piccolo scoglio che emerge dalle acque dello Stagnone è di evidente derivazione latina, schola, ossia luogo di riposo dove si attende agli studi; ricordata dalla tradizione per il lungo soggiorno fattovi da Cicerone, al tempo che fu Questore in Sicilia. L’etimologia del nome è assai improbabile secondo lo storico marsalese G. Alagna, considerate le ridotte dimensioni dell’isola. Scarsissime sono le notizie relative a quest’isola: si sa soltanto che nel 1790 il Municipio cedette quest’isola, estesa soltanto un tumulo e un quarto, a Leonardo Maltese. Nel 1900 venne presentato ed approvato dal Consiglio Comunale di Marsala il progetto dell’architetto Salvatore Pernice per la costruzione di un ospedaletto per le malattie infettive, in un periodo in cui in città si temeva un’epidemia di peste bubbonica. Il progetto prevedeva la costruzione di cinque corpi di fabbrica paralleli e simmetrici, fiancheggianti un largo viale, disposto lungo l’asse longitudinale dell’isolotto. Oggi sull’isola si trovano soltanto i resti architettonici di tre edifici e una cisterna, il tutto in totale stato di abbandono. Probabilmente il progetto del Pernice subì delle variazioni durante il corso dei lavori. Non si sa neanche se questo ospedaletto sia mai entrato in funzione.


Storia dello Stagnone di Marsala

1.1 Inquadramento territoriale e cenni di toponomastica

Lo Stagnone di Marsala “è quel vasto seno di mare tra la città di Marsala e la foce del Birgi, chiuso fra l’Isola Grande e la terraferma, in vari punti comunicante col mare per due foci, l’una al Nord, fra la punta della salina dell’isola del Curto e la torre di San Teodoro, e l’altra in direzione opposta fra la punta di Fra Giovanni e la punta dell’Alga, lungo m. 10100, largo m. 2900, della circonferenza di m. 24520, della superficie di Ett. 2033 compresa quella delle isole interne”. Lo stesso nome di Stagnone è strettamente connesso con la natura del luogo, “vale ad indicare la calma perenne propria degli stagni”. Il Fazello infatti lo descrive come uno “stagno oggi detto in dialetto Stagnone”. Lo storico marsalese Giovanni Alagna, riguardo la toponomastica della laguna, afferma che la il nome Stagnone compare per la prima volta nell’atto di elezione del cappellano della chiesa dell’isoletta di Santa Maria di Valleverde, fatta dai giurati di Marsala il 2 Agosto 1395. Nel documento si legge che quell’isoletta si trovava nello Stagnone e nel mare della medesima terra.

1.2 Geomorfologia dello Stagnone

Lo Stagnone, nel corso del tempo, ha subito una particolare evoluzione caratterizzata da parecchie e radicali trasformazioni, causate da fattori sia di origine naturale, quali la continua erosione del mare, l’azione dei fiumi (molti di questi oggi scomparsi), le piogge, i terremoti, sia di origine antropica, quali l’agricoltura, la pescicoltura e le saline. Nella sua configurazione attuale, è un bacino marittimo costiero, che si estende per circa 21 kmq, situato a nord della città di Marsala, chiuso ad est dall’Isola Lunga (lunga oltre 11 chilometri) e ad ovest dalla fascia costiera che va dalla contrada Birgi con la sua punta estrema San Teodoro, una lingua di terra stretta e lunga, fino alla contrada Spagnola. Dal punto di vista geomorfologico la laguna dello Stagnone si divide in due sottobacini: quello meridionale che presenta delle caratteristiche lagunari più limitate dal momento che è maggiormente aperto al mare; quello settentrionale rappresenta invece il vero e proprio Stagnone, poiché possiede le caratteristiche di uno stagno salmastro a tendenze iperaline. Le acque del bacino meridionale si mescolano con quelle del mare grazie ad un’ampia apertura (larga circa m. 2400), compresa fra Punta San Giovanni, ossia l’estremità meridionale dell’Isola Lunga, e la Punta d’Alga; la profondità di questa apertura è però limitata da un fondale sabbio-fangoso e vegetale composto prevalentemente da diversi strati di Posidonia. La profondità media delle acque del bacino meridionale è di 2 m. Il bacino settentrionale occupa una superficie di 1400 ettari che comprendono le tre isole di Mozia, Santa Maria e Scuola. Rispetto al bacino meridionale la profondità del mare è minore (da m. 0,50 a m. 1,50). Infatti a nord il bacino dello Stagnone si congiunge con il mare attraverso un’apertura, la Bocca di Tramontana, di circa 450 m., caratterizzata da un fondo molto basso e sabbioso che lascia passare soltanto uno strato d’acqua di 20/30 cm. Tutto il fondale dello Stagnone è caratterizzato da un’estesa produzione di Posidonia, un’alga molto ricca di fibre che nutre la maggior parte dei pesci, che crescendo a folte macchie isolate e trattenendo sabbia e detriti, crea le cosiddette triscine. A causa della penuria di piogge e della forte evaporazione dovuta al sole e al vento, l’acqua presenta un’alta salinità che facilita la formazione delle saline.




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Storia, architetture e luoghi della produzione dello Stagnone di Marsala

La laguna dello Stagnone di Marsala è considerata uno dei luoghi più suggestivi della Sicilia e rappresenta, nel cuore del Mediterraneo, un unicum di grande interesse che racchiude tesori di inestimabile valore.

Ambiente di notevole interesse e di grande effetto paesaggistico, lo Stagnone è un tratto di mare delimitato ad est dalla costa marsalese, che forma un’insenatura che si estende da Capo San Teodoro a nord fino a Punta dell’Alga a sud. Accoglie al suo interno tre piccole isole: a nord la lunga e stretta Santa Maria, che prende il nome dall’antichissima chiesetta di Santa Maria Valleverde; al centro l’isola di Mozia, estesa circa quarantacinque ettari, che custodisce le importanti vestigia dell’omonima città fenicia, fondata intorno alla seconda metà dell’VIII secolo a.C. ed inseguito distrutta, nella battaglia del 397 a.C., da Dionisio I tiranno di Siracusa; ad ovest l’isola di Scola, piccolo scoglio di poche migliaia di metri quadrati, che emerge dalle acque dello Stagnone, il cui nome, di evidente derivazione latina, è legato al fatto che sull’isola, al tempo della dominazione romana, vi fu istituita una scuola di retorica, ma non si hanno fonti sicure, e dove attualmente si trovano i ruderi di tre edifici degli anni Trenta del Novecento, costruiti per ospitarvi persone con malattie infettive.

La laguna è chiusa e protetta dal mare aperto dalla stretta e allungata Isola Lunga o Grande, che si estende longitudinalmente da Capo San Teodoro fino a Capo Lilibeo, in corrispondenza di Punta d’Alga.

È opinione abbastanza diffusa, secondo alcuni storici, che l’Isola Grande anticamente fosse congiunta con la terraferma, costituendo quindi una penisola, chiamata Aigithallos.

Dai documenti e dalle antiche mappe del 1400 e del 1500 però non vi è traccia di tale congiunzione; da essi emerge soltanto che al posto di un’unica isola, vi erano cinque piccoli isolotti distinti (denominati Fratiianni, Altavilla, Burrone, Sorci e San Teodoro, da sud verso nord).

La nascita di un’unica isola è da ascrivere ad un processo che ha avuto inizio nel 1500 e si è concluso nella prima metà del 1800. Questa trasformazione è stata determinata dalla costruzione delle saline, che hanno riempito i tratti di mare interposti tra un isolotto e l’altro.

Lo studio è stato sviluppato seguendo un percorso metodologico, che va dalle origini della laguna dello Stagnone di Marsala sino ad arrivare allo stato attuale della stessa.

Inizialmente si è analizzata la particolare conformazione geomorfologica di questo bacino marittimo costiero, per poi passare allo sviluppo storico e ai notevoli mutamenti, sia di origine naturale sia di natura antropica, che la laguna e le sue piccole isole hanno subito nei secoli.

Testimoni, nel corso del tempo, sono stati i numerosi beni architettonici, culturali e archeologici presenti nell’area. Essi sono costituiti da una molteplicità di edifici e di manufatti di tipo produttivo, militare, religioso e civile, estremamente diversificati per origine storica e caratteristiche architettoniche e costruttive.

Rilevante è la presenza di architetture legate alla produzione del sale, presenti lungo la costa e sull’Isola Lunga.

La conformazione geomorfologica del litorale e le condizioni climatiche del luogo, caratterizzate da un forte caldo estivo ed un’abbondante ventilazione, hanno indicato fin dai tempi remoti le condizioni ideali per l’insediamento delle saline, che costituiscono uno dei paesaggi più originali ed affascinanti della costa occidentale siciliana. Si estendono per oltre trenta chilometri lungo la bassa linea di costa che va da Trapani a Marsala. Costituite da vari ordini di vasche con una propria specifica funzione, le saline sono collegate da chiuse e canali. Il ciclo di produzione inizia a fine marzo e termina a luglio.

L’impiego dei mulini è determinante nella conduzione delle saline ed è legato al pompaggio delle acque e al contempo alla macinazione del prodotto salino. Un mulino da macina è quello della salina Ettore Infersa, risalente al 1500, e recentemente restaurato e trasformato in Museo del sale.

Ogni anno le saline possono produrre fino a diecimila tonnellate di sale marino integrale.

Dopo millenni, ancora oggi quindi l’estrazione del sale marino rappresenta una delle attività produttive più redditizie dell’area lagunare.

Sull’Isola Lunga si trovano i ruderi delle “Case Altavilla”, nucleo abitativo costituito da un “castello”, edificato su una vecchia torre di avvistamento, fatta costruire agli inizi del XVI secolo a protezione della salina circostante, e altri edifici che alloggiavano tutte le attività direttamente collegate con la produzione del sale: la fucina, un magazzino di rimessaggio degli schifazzi, ossia le barche destinate al trasporto del sale, due dormitori per i salinai che sostavano sull’isola, e un piccolo edificio adibito a latrina pubblica.

Un altro importante sbocco a livello economico per lo Stagnone di Marsala è rappresentato dalla coltura della vite, in particolare sulla piccola isola di Mozia.

Alla fine del XVIII secolo si verifica nel marsalese una vera rivoluzione economica, quando giunse in Sicilia una schiera di commercianti inglesi, tra cui John Woodhouse.

In quel periodo, nel territorio circostante la città di Marsala, la vigna era abbastanza presente, ma non predominante all’interno di un’economia agro-pastorale. Scoperta la buona qualità del vino locale, non inferiore ai più famosi prodotti spagnoli e portoghesi, Woodhouse ne cura l’esportazione verso il suo paese.

Il commercio del Marsala si sviluppa, ulteriormente, al tempo del blocco napoleonico, quando interrotto il commercio tra la penisola iberica e la Gran Bretagna, il vino marsalese si afferma, definitivamente sui mercati inglesi.

Conseguentemente altri commercianti, sia inglesi (Ingham, Whitaker, Gordon, Gill, etc.) che locali (Lipari, Florio, etc.) seguono l’esempio del Woodhouse, formando stabilimenti lungo la costa. I commercianti di vino, trasformatisi in industriali, costruiscono una serie di stabilimenti vinicoli, che ancora oggi caratterizzano il territorio marsalese (Baglio Woodhouse in contrada Amafi) riprendendo la pianta del vecchio baglio, che viene però plasmato in funzione delle attività che ospita.

Le nuove esigenze agricole richiedono la presenza del contadino sul luogo di lavoro, e si assiste ad una nuova espansione della popolazione fuori dalla città. Le contrade si arricchiscono di nuclei di abitazioni, ruotanti attorno ad un chianu comune.

Inizialmente si continua ad adottare il vecchio modulo costruttivo della casa–torre, la maggior parte delle quali risale al XVI secolo, ma ben presto essa si dimostra insufficiente a soddisfare le mutate esigenze del contadino, spesso proprietario di botti, di carri e di animali. Di conseguenza la nuova casa contadina si arricchisce di un ampio magazzino ad una o più capriate, contenente il torchio e le botti per la conservazione del vino. Numerosi sono gli esempi di torri affiancati da magazzini presenti nell’area, in particolare presso contrada Birgi, come la torre Sances o la torre Abele. Un’altra torre che un tempo era affiancata da magazzini, ma che si trova sull’Isola Lunga, è la cosiddetta “Torre della Salina o dell’Ospedale”, costruita a protezione della salina limitrofa. Torri regie, facente parte del sistema difensivo del Regno di Sicilia, sono invece le due torri di San Teodoro, una risalente al XVII secolo, l’altra, di età medievale, costruita nel ‘400.

Uno stile medievaleggiante è presente nell’architettura della torre del Museo di Mozia, creato nel primo venticinquennio del 1900 da Giuseppe Whitaker, per custodire i reperti degli scavi archeologici da lui compiuti a Mozia, Birgi e Lilibeo, oggetti recuperati in seguito a lavori agricoli e lotti di materiali provenienti da donazioni e da acquisti effettuati sul mercato antiquario; venne ampliato successivamente, negli anni ’60 e nel 2001, per dare spazio ai materiali più importanti scoperti nel corso delle moderne ricerche scientifiche condotte sull’isola.

Oltre al patrimonio architettonico, non si possono dimenticare le straordinarie peculiarità ambientali e la bellezza paesaggistica dello Stagnone di Marsala. Si è infatti in presenza di un eccezionale ambiente naturale in cui si sviluppano ecosistemi diversi che danno vita ad un’immensa varietà floristica e faunistica e ad un’enorme ricchezza biologica di grande valore scientifico.

Agli aspetti naturalistici, che hanno condotto all’instaurazione della Riserva Naturale dello Stagnone (1984), si aggiungono altri motivi di interesse non comuni a tutte le altre zone protette.

Si tratta infatti di un territorio con testimonianze di eccezionale valore culturale nel campo storico e archeologico, motivo per cui da anni si sostiene la proposta di inserire l’isola di Mozia e lo Stagnone nella lista dei siti dichiarati “Patrimonio dell’Umanità”.